Danzo per amore, per urgenza, per desiderio, per necessità. Danzo perché ho provato a starne senza ma non ci sono riuscita: è un richiamo, è un brivido, è un elastico che attira, e comunque più mi allontano più mi attira a sé.
La danza mi ha fatto un Dono: la disciplina.
È un Dono che ha permeato tutta la mia vita e Che mi ha fatto diventare la persona che sono oggi, nello studio, nel lavoro, nelle passioni, nella famiglia, nelle amicizie; quella persona competitiva, disciplinata che mette sempre il dovere al di sopra di tutto, quella che schedula ogni appuntamento, con se stessa e con gli altri, la persona che pretende il massimo da se stessa e degli altri, la persona che fa le liste dei pro e i contro per ogni progetto, che fa le liste delle priorità e applica il time management in ogni piega della vita.
Per chi non ha mai Frequentato un’Accademia di Danza Classica , probabilmente è difficile comprendere quello che scrivo, ma chi già dall’età di cinque o sei anni si sia trovato a contatto con una Scuola seria, capisce che cosa voglia dire entrare in un mondo a se. Entrando in Accademia entri in una vera e propria scuola, non solo per il balletto classico, ma in una scuola di vita, di disciplina, di educazione al rispetto delle regole dove i “maestri” di danza entrano a pieno titolo nella vita quotidiana.
Ogni giorno nel Ballerino le rinunce, il sacrificio, la disciplina che escono dalla Accademia fanno sì che l’allievo impari che solo con il sacrificio e con l’impegno costante e ripetuto si ottengano i risultati. Ecco, questa è uno degli insegnamenti più importanti che ho tratto dalla danza classica.
Ci sono poi gli insegnamenti che ti portano a conoscere il tuo corpo, quelli che ogni giorno ti portano a sperimentare qualcosa di più sul tuo corpo, su ogni muscolo, su un’apertura, una chiusura , una posizione, un equilibrio…e i lati negativi per cui il tuo corpo non ti dà mai abbastanza e allora comincia diventare il tuo nemico numero uno. Ci sono i momenti in cui cominci a mangiare sempre meno, cominci a vedere il tuo corpo diventare adolescente: l’adolescenza ti dà delle forme che prima non avevi e quello specchio davanti alla sbarra ti fa vedere un corpo che sta cambiando, da puerile diventa il corpo di una donna e non lo accetti perché dentro quel body nero, dentro quei collant quel corpo sta crescendo e sta crescendo disordinatamente, come pare a lui… e così alla fine il tuo corpo diventa il nemico da combattere.
quando il tuo corpo poi non risponde alle posizioni come vorresti, lo porti fino all’estremo, con gli allenamenti estenuanti fino a sfinirti a non sentire più le braccia e le gambe, a far sanguinare i piedi dentro a quelle scarpette.
se metti insieme gli allenamenti estremi e il cibo che scarseggia anche la testa ne risente: questo molte volte non è positivo per l’età adolescenziale …L’età in cui un individuo dovrebbe formarsi, forse una disciplina così forte, così individualistica, nel senso che ti mette davanti a te stesso così nudo e spigliato da ogni scudo, così competitiva e non parlo di competizione per diventare un étoile parlo proprio di competizione con se stessi, che forse è la caratteristica principale della danza classica…
forse tutto questo è troppo forte come esperienza per un adolescente troppo fragile, forse in quell’età non tutti sono così forti da affrontare una sorta di “bullizzazione” contro se stessi, che ogni giorno si vive.
Eppure anche questo perdonatemi ad oggi lo vedo come un regalo che mi ha fatto la danza classica, perché tutto questo fortifica l’animo di una persona perché comunque se vivi e superi esperienze del genere poi riesci a continuare ad essere così autodeterminata, volitiva, disciplinata e riesci a continuare ad essere così forte nel mondo dell’università, perché sai che se non passi un esame dovrai impegnarti sempre di più per passarlo di nuovo, del lavoro, perché sai che se perdi un lavoro dovrai impegnarti sempre di più per specializzarti e trovarne uno nuovo, sai che nulla avviene per caso, Che il caso non esiste, che senza l’impegno, gli sforzi, il costante provarci e riprovarci non si giungerà mai all’obiettivo.
Ad un certo punto la Danza classica di è allontanata dalla mia storia per un difetto alle mie ginocchia a questo fatto sì che io abbia dovuto lasciare l’accademia a 17 anni.
Comunque questo mi ha permesso di continuare a studiare, cosa che altrimenti non avrei potuto fare con l’impegno costante della danza classica: ho potuto frequentare ingegneria all’università e poi continuare il mio percorso di vita con il lavoro in giro per il mondo.
Ma poi le cose per il bello della vita le cose accadano e qualcosa mi ha fatto fermare con il freno a mano, mi ha fatto “inchiodare” di colpo.. ma wow, questo mi ha riavvicinato alla mia grande passione: ho ripreso in mano il libro dei desideri e, visto che per me non esistono sogni ma solo obbiettivi, ho deciso di riprendere in mano questo obiettivo, di riprendere in mano la coscienza del mio corpo , con le stesse problematiche di quando ero adolescente , adesso che sono “anta” e quindi comunque devo affrontare i demoni di un corpo che è cambiato e che non risponde come vorrei rispondesse, un po’ come quando ero adolescente , anche se in termini differenti, ma il risultato è quello e io sono la stessa perfezionista e maledettamente, fottutamente bullizzante di me stessa che ero da adolescente e quindi con questi demoni cerco di combattere.
Ma la cosa bellissima è che sento ancora quel brivido quando parte la musica ed entro in sala con quel legno che scricchiola sotto le scarpette da mezza punta, con quel body aderente al corpo e quei collant, sento ancora i brividi che passano sotto la pelle e arrivano al cervello e scatenano sensazioni surreali: chiudendo gli occhi è come se fossi al centro del palco della scala, o al Bolscioi di Mosca, o in un fondo malfamato di Parigi, in un Loft a New York… potrei essere ovunque ma siamo io , la sbarra e lo specchio tutto ciò che è intorno non esiste, sento la mia maestra con i suoi insegnamenti ma tutto il resto non esiste per quella singola ora sospesa nel sogno, sento la sua voce, sento la musica dell’orchestra, vedo lo specchio, vedo la sbarra, sente il parquet sotto le mezze punte. I movimenti che faccio non sono quelli della danza classica dell’Accademia che frequentavo da ragazza, ora sono adeguati ad un corpo di una quarantenne ma il mio amore Per la danza è quello che esce dai miei occhi che Oggi brillano in quello specchio. Quell’amore è lo stesso che usciva da quel viso pieno di lentiggini di quella ragazzina che in quella Scuola era diventata pian piano donna e io devo dire grazie a Loredana, la mia maestra di riferimento da bambina, e ora devo dire grazie ad Alina, la mia maestra di riferimento da quarantenne, ognuna a suo modo ha risvegliato in me l’amore per una delle arti più belle e più eleganti che ci siano, coniugando l’armonia del corpo con l’armonia della musica con l’armonia delle forme, con la gentilezza dei movimenti la bellezza e l’eleganza sono per antonomasia la danza classica. Penso che per quanto sia scappata non riuscirò mai a smettere di amarla.
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