Nonna e Le Foibe

Lei è ancora qui con me:anche se viviamo a km di distanza ormai da anni il nostro cuore è rimasto attaccato con un unico filo come quando avevo pochi mesi, come quando da bambina mi raccontava delle FOIBE, dell’orrore che ha dovuto subire strappata ai suoi fratelli, ai suoi genitori, ai suoi amici e affetti più cari, alla sua casa Natale.

un orrore da cui non si è mai più ripresa, scappando mano nella mano con quel marito appena sposato, con cui sognava una vita finalmente serena, dopo la guerra, dopo gli ultimi dolori della campagna di Russia che avevano visto quell’uomo perdere le dita dei piedi nel freddo della Russia, per la Patria, per l’Italia… quella patria, ironia della sorte, in cui credevano insieme e in cui credevano di crescere la loro famiglia.

Lei di Parenzo, lui di Pola. Due ragazzi che venivano dalle difficoltà della guerra, ma anche dalla speranza e dalla gioia che la gioventù ti ragala… e che si sono trovati senza niente Anche SENZA NOME depredati del loro stesso cognome perché non ERA IL COGNOME GIUSTO per essere ITALIANI!

Non erano italiani in patria, ma non avevano più casa nè patrimoni in Istria

la morte e il sangue dei loro fratelli e sorelle, il loro ultimo sguardo…

imbarcarsi l’unica soluzione

E così sono partiti per l’America, ma quella “sbagliata” , quella sperduta, quella più a sud di tutte

Sono sbarcati nelle dimentica Ushuaia , al polo sud e lì si sono inventati la vita , la città e hanno costruito piano piano una loro famiglia fatta da loro e tre figli…. da lì a a Mendoza e poi Buenos Aires

ma la malattia della mia nonna non è mai passata : Lei quella Italia la portava nel cuore

Quei 12 fratelli che aveva lasciato , quella casa , quei luoghi di mare e Carso , non li dimenticava e così la malattia della depressione la divorava e la sua nuova famiglia non le bastava a colmare il vuoto , e la nuova vita e la nuova terra potevano averle portato nuove ricchezze ma erano imparagonabili con gli affetti STRAPPATI E BUTTATI NELLE FOIBE.

È stato così che dopo 18 anni sono tornati in Italia: Profughi nuovamente incapaci di sentirsi italiani nella madre patria hanno vissuto nella povertà più nera, mangiando tra i poveri e i derelitti , ospiti di chi non ha rifiutato loro un giaciglio … mio nonno si è fatto muratore e lei sarta … sono riusciti a far laureare tre figli su tre , che a loro volta hanno studiato notte e giorno per far valere il loro sapere in lingua italiana, perché all’epoca non esisteva Erasmus e parificazione scolastica…

pensi che ora sia felice, lei?!?!?! No ! Nei suoi occhi centenari c’è una luce fioca che fa intravedere chiaramente una malinconia per quei luoghi che ha dipinto tutta la vita sulle sue tele e che per tutta la mia vita ho sentito raccontare, per mia fortuna, crescendo con lei

Una Grande Donna che non meritava una vita così …

Ho raccontato spesso questa storia …e la gente mi ha ancor più spesso guardata perplessa chiedendomi cosa fossero queste FOIBE.

Grazie perché finalmente se ne parla

perché troppa gente ha sofferto profuga in patria e fuori Apolide e non per scelta Strappata dall’orrore del sangue ai propri affetti e ai propri averi dalla crudeltà degli uomini e degli interessi di Stato prima…e della Memoria poi.

grazie Nonna

TiAMO sempre di più