Ho visto le balene in Canada, ho sciato tra le cime dolomitiche, ho salito i grattacieli di New York e Toronto, ho passeggiato sulla piazza rossa a Mosca, ho nuotato con le mante nel mare delle Maldive, ho visto le piramidi in Africa, ho toccato la sabbia corallina a Los Roques, con le scimmie ho toccato foglie immense nelle foreste tropicali del Sud America, ho visto facce inquiete e occhioni dolcissimi in Guadalupe, ho assaggiato ostriche inarrivabili sulle coste francesi, ho lavorato alle Baleari ho studiato a Londra, ho spalancato lo sguardo sui boschi nelle periferie delle città del business tedesche, ho passeggiato per i mercatini e passeggiato lungo i laghi svizzeri, ho sciato sulle Alpi e camminato sui passi e tra le malghe d’estate nel Trentino.
ho girato l’Italia per assaggiarne i sapori della Fiorentina, della piadina, della pizza, delle sarde in saor, dei canederli, del tartufo d’alba, della tartare, della farinata, delle sfogliatelle del cous cous di pesce, della raclette, delle orecchiette, dei tortelli di zucca, delle panelle, del Brunello, delle tigelle e dello gnocco fritto, del Nero D’avola, delle arancine, del porceddu, del Prosecco, dei risi e bisi, dei calamari ripieni, del cartizze … ma ho mangiato il polpo più buono spaccato sugli scogli e arrostito nelle isole sperdute della Grecia
ho viaggiato con la moto tra le montagne dell’hinterland brullo e spazzato dal vento corso e poi sardo, esplorando angoli nascosti di isole multiculturali e sfaccettate di sapori e colori che non finiscono mai di stupire, ho visto nevicate spettacolari in Austria e mari cristallini in Croazia e in Martinica ma anche nelle Eolie e nelle Egadi… altre erano le meravigliose acque delle cascate del Niagara: così tempestose che non si lasciavano guardare perché la loro forza portava via. Quelle strade per raggiungerle dal Canada, girovagando nell’America del Nord per km e km senza vedere altro che aceri e alberi a destra e a sinistra di carreggiate vuote e larghissime che creano dossi naturali con un foliage che muta di stagione in stagione con colori unici…
Il mondo è qualcosa di enorme: non si può pensare che il mondo abbia confini.
Siamo un puntino dentro a tutto questo e più viaggiamo più ce ne rendiamo conto.
Tutte le opere d’arte dentro a tutti musei che ho visitato le costruzioni immense o le piccole opere dell’uomo possono essere tanto tantissimo ma non saranno mai all’altezza di quello che la natura ci ha messo a disposizione e che dobbiamo cercare di proteggere perché quando tra la torba dell’Irlanda o tra i coralli dell’oceano maldiviano o sotto la neve fioccante delle Dolomiti o il sole dei Caraibi o gli spruzzi violenti delle Niagara Falls o delle onde di Biarritz ti ci trovi …
senti la violenza terribile di Keats che ti attira inesorabile come una sindrome di Stendhal che ti fa perdere i sensi ma insieme ti riempie di energia.
Nulla c’è di più bello del viaggio della scoperta
nulla arricchisce la nostra cultura più del viaggio …
chi non può farlo può fare come lo fece Salgari: leggendo e immaginando.
ma io penso che, zaino in spalla, con le possibilità che la rete da oggi tutti possano farlo e scoprendo il mondo lo tratteremmo meglio.
Purtroppo ora sono costretta a stare un po’ ferma e non posso farlo ma mi manca come l’aria: mi sento in gabbia e non vedo l’ora di poter ripartire, che sia un weekend o due settimane sarà una nuova scoperta, sempre.
Buon viaggio

