Recensione di IO NON MI CHIAMO MIRIAM

IO NON MI CHIAMO MIRIAM
Non si può fare una recensione su un libro così toccante e pieno di verità come questo senza evitare il rischio di essere ridondanti e scontati. Questo libro, è inutile dirlo, tocca tutte le corde di quell’area armoniosa che è l’animo umano delle persone sensibili, suona la melodia dell’amore fraterno, dell’amicizia, dell’amore familiare tra una nonna e una nipote, tra uomo e donna, tra madre e figlio, tratta argomenti di una attualità disarmante pur ambientati nel 1944: la discriminazione razziale, l’apartheid, la violenza di genere, sulle donne, sui bambini, sui deboli…la voglia, il bisogno di nascondersi dietro un dito, un nome falso, un’identità inventata per farsi scudo dal mondo, e alla fine credere talmente tanto in ciò che si è finito di essere che non si rivela a nessuno il VERO fino al tramonto dei propri giorni quando una panchina diventa confessionale eletto verso l’affermazione, la sicurezza di sé…la libertà. Ben scritto, ottima interpretazione di una pagina triste e spesso dimenticata della storia, coinvolgente come un romanzo ma puntuale come uno storico.