Ciao Donna… Ciao Nonna

Oggi te la sei portata via…ce l’hai fatta
hai sconfitto chi ha vissuto le
Guerre
quelle vere e proprie
l’esilio dalla sua terra per le FOIBE
l’incendio della sua casa
la diaspora e l’esilio in continente americano
la depressione
il ritorno in patria ma considerata apolide perché, ne italiana come si sentiva lei, esule istriana, ne Argentina, come la Consideravano, ma men che meno “slava” (così lei li chiamava i titini) .
Tanto entusiasta di tanta vita :
senza una malattia che le abbia (fortuna aveva voluto) mai tolto il sorriso che aveva a denti stretta ma il suo “joie de vivre” sgorgava inevitabile da quegli occhi pieni di mare e ansia di imparare ogni giorno della vita sempre qualcosa di nuovo da tutto e da tutti. Entusiasmo!
Così la definirei
Lei mi ha insegnato ad essere ciò che sono , no attenzione mai una ricetta ! ma mi ha insegnato a leggere , a pensare , a giocare a carte , ci divertivamo con i giochi di quiz e l’enigmistica …si quella la adoravamo..
fu con lei la mia prima sigaretta con il nostro caffè notturno (“che tanto non era vero che non facesse dormire”… e così dormivamo pochissimo quei weekend che passavo da lei ) in una di quelle sere che tornando dalla Discoteca la trovavo alzata curiosa di sapere ogni pettegolezzo o confidenza mi riguardasse… e allora giù Coffee and Cigarettes come due amiche coetanee.
Forse perché con mia madre non ho mai avuto questo rapporto , Questa sensazione di potermi sentire “sbagliata”, dovendo essere sempre “un contegno per cortesia” , che con lei era tutto così speciale
lei che sapeva il francese il latino e il greco perché aveva studiato alle scuole superiori (e non fosse stato per TITO e le FOIBE avrebbe fatto con sicuri risultati anche l’università) , ma lei che aveva saputo quando era stato necessario anche rimboccarsi le Maniche e per la famiglia aveva anche saputo lavorare come Sarta ,
lei che dipingeva panorami e nature morte ad olio e ad acquerello sempre con un velo di malinconia che ammantava tutto , di quella nebbia carsica tipica dei suoi natali, lei che una settimana fa ha iniziato il suo nuovo libro…
La mia nonna.
Ti amo e sono serena perché hai avuto una vita che pochi possono vantare e una dignità, una femminilità , un’eleganza (non uscivo mai senza fondotinta perché non ti si vedesse la couperose in quella pelle di porcellana così delicata ma sempre pettinata e a posto anche in casa da sola) sia nelle situazioni migliori, sia nelle peggiori avversità che hanno fatto di te il mio metro di paragone e che ora, nel periodo forse (senza forse) più difficile della mia mezza vita (se mi paragonassi alla tua) metto in atto ogni giorno, dal momento in cui mi sveglio e decido che “Si , devo essere sempre a testa alta , donna elegante e dignitosa , che io sia a casa o nel mondo, Sola o accompagnata , malata o sana..”
Sono aggettivi questi, “io” invece è un SOSTANTIVO e come tale è lui che comanda : l’Aggettivo siamo Noi a Poterlo (e doverlo) cambiare secondo il peso che “Gli regaliamo”. Quell’io che mi hai insegnato va portato avanti con ambizione e umiltà insieme in resilienza e coscienza di sè, sempre.
Mi hai insegnato tutto questo, e io ti ho semplicemente riempito di amore.
Spero di averti dato tutto quello che avevo dentro, senza rimorsi ne rimpianti , questo è certo
Mai un “non detto” tra noi, sempre schiette e sincere fino a farci male …giacché sapevamo che il fine non era quello e che erano solo parole.
Grazie Nonna
Ti amo
oggi come 10-20-30-40 (e
Rotti) anni fa

UNO STRUCON PICIA

Nonna e Le Foibe

Lei è ancora qui con me:anche se viviamo a km di distanza ormai da anni il nostro cuore è rimasto attaccato con un unico filo come quando avevo pochi mesi, come quando da bambina mi raccontava delle FOIBE, dell’orrore che ha dovuto subire strappata ai suoi fratelli, ai suoi genitori, ai suoi amici e affetti più cari, alla sua casa Natale.

un orrore da cui non si è mai più ripresa, scappando mano nella mano con quel marito appena sposato, con cui sognava una vita finalmente serena, dopo la guerra, dopo gli ultimi dolori della campagna di Russia che avevano visto quell’uomo perdere le dita dei piedi nel freddo della Russia, per la Patria, per l’Italia… quella patria, ironia della sorte, in cui credevano insieme e in cui credevano di crescere la loro famiglia.

Lei di Parenzo, lui di Pola. Due ragazzi che venivano dalle difficoltà della guerra, ma anche dalla speranza e dalla gioia che la gioventù ti ragala… e che si sono trovati senza niente Anche SENZA NOME depredati del loro stesso cognome perché non ERA IL COGNOME GIUSTO per essere ITALIANI!

Non erano italiani in patria, ma non avevano più casa nè patrimoni in Istria

la morte e il sangue dei loro fratelli e sorelle, il loro ultimo sguardo…

imbarcarsi l’unica soluzione

E così sono partiti per l’America, ma quella “sbagliata” , quella sperduta, quella più a sud di tutte

Sono sbarcati nelle dimentica Ushuaia , al polo sud e lì si sono inventati la vita , la città e hanno costruito piano piano una loro famiglia fatta da loro e tre figli…. da lì a a Mendoza e poi Buenos Aires

ma la malattia della mia nonna non è mai passata : Lei quella Italia la portava nel cuore

Quei 12 fratelli che aveva lasciato , quella casa , quei luoghi di mare e Carso , non li dimenticava e così la malattia della depressione la divorava e la sua nuova famiglia non le bastava a colmare il vuoto , e la nuova vita e la nuova terra potevano averle portato nuove ricchezze ma erano imparagonabili con gli affetti STRAPPATI E BUTTATI NELLE FOIBE.

È stato così che dopo 18 anni sono tornati in Italia: Profughi nuovamente incapaci di sentirsi italiani nella madre patria hanno vissuto nella povertà più nera, mangiando tra i poveri e i derelitti , ospiti di chi non ha rifiutato loro un giaciglio … mio nonno si è fatto muratore e lei sarta … sono riusciti a far laureare tre figli su tre , che a loro volta hanno studiato notte e giorno per far valere il loro sapere in lingua italiana, perché all’epoca non esisteva Erasmus e parificazione scolastica…

pensi che ora sia felice, lei?!?!?! No ! Nei suoi occhi centenari c’è una luce fioca che fa intravedere chiaramente una malinconia per quei luoghi che ha dipinto tutta la vita sulle sue tele e che per tutta la mia vita ho sentito raccontare, per mia fortuna, crescendo con lei

Una Grande Donna che non meritava una vita così …

Ho raccontato spesso questa storia …e la gente mi ha ancor più spesso guardata perplessa chiedendomi cosa fossero queste FOIBE.

Grazie perché finalmente se ne parla

perché troppa gente ha sofferto profuga in patria e fuori Apolide e non per scelta Strappata dall’orrore del sangue ai propri affetti e ai propri averi dalla crudeltà degli uomini e degli interessi di Stato prima…e della Memoria poi.

grazie Nonna

TiAMO sempre di più