Recensione di LA MORBIDEZZA DEGLI SPIGOLI

La morbidezza degli spigoli
Non sono una persona insensibile, tutt’altro, eppure all’inizio questo libro non riuscivo proprio ad iniziarlo: le prime pagine non andavano né su né giù rispetto alla gola e nemmeno riuscivano a darmi quel nodo in gola che ricercavo avendo davanti una storia di separazione, di autismo, di solitudini, diverse ma simili al contempo: un padre che non si sente tale e scappa, una madre troppo madre e poco donna, poco se stessa, poco moglie, poco tutto, solo mamma di un figlio troppo malato è chiuso in se stessi e nei suoi silenzi e nei suoi “capricci” per averle mai detto un Grazie. 
Eppure poi tutto svolta improvvisamente con un piccolo escamotage: invece della solita TV, un videogioco! E perché non tentare? E così tutto, o almeno qualche cosa, per quanto sia possibile, cambia…
E il libro si inizia a leggere da solo, come i grandi romanzi di formazione: di famiglia, di solitudini che si incontrano, di sindrome di Asperger, di chi spesso non ci ricordiamo di ricordare.